"Se la filosofia abita stabilmente il suo luogo, corre due
pericoli: quello di risolversi intimisticamente in se stessa e di esprimersi
nelle forme più banali dell'esistenzialismo, che Jaspers rifiuta,
perché nulla hanno a che fare con l'uomo reale che trascorre i suoi giorni nei
luoghi in cui svolge la sua attività e a cui la filosofia, che abita se stessa,
non è più in grado di accedere; oppure nella tracotanza che le deriva dalla
dimenticanza di tutti i luoghi, per cui si erige a ontologia, a sistema generale
dell'essere, da cui ogni successiva e particolare forma di sapere dovrebbe
dipendere. In questo caso il suo non-luogo diverrebbe il luogo di tutti i
luoghi, ma non come via per accedere realmente ai diversi luoghi, ma come
statuto che vale per tutti i luoghi, per la formazione dei linguaggi che in
essi si articolano e delle conoscenze che in essi si raggiungono.
Come sapere, come statuto, come norma del giorno la
filosofia è finita. Se per essa c'è un futuro, questo futuro è solo nella
direzione della passione per la notte, una passione che non prova chi abita la
notte, ma chi, vivendo nel giorno, insoddisfatto del giorno, attende, ai limiti
del giorno, un senso dalla notte.
Non si possono scorgere i limiti se non abitando il territorio,
e non si può tentare di oltrepassarli se non da un punto di partenza, da un
ambito conosciuto e noto. In altri termini, non si può fare filosofia se non
facendo scienza, perché i limiti del conosciuto, da cui prende le mosse la
filosofia, possono essere noti solo a chi conosce davvero e non per sentito
dire; allo stesso modo di come i limiti del campo sono veramente noti solo al
contadino che nel campo, ogni giorno, spende la sua fatica e consuma la sua
vita, non al viandante che, pur muovendosi tra i limiti dei campi, non sa nulla
della vita dei campi e dei problemi che quella vita pone. Per lui i limiti sono
solo i limiti di una strada che corre ai margini dei luoghi in cui si svolge la
vita, una vita che a lui rimane sconosciuta, perché egli conosce solo la
"sua" strada.
Passare dal campo al sentiero che si aggira tra i campi, dalla
scienza alla filosofia, non è solo il modo jaspersiano di fare filosofia,
perché se la filosofia è conoscenza dei limiti del sapere, e quindi rinvio a
un'ulteriorità, non c'è modo di conoscere i limiti del sapere se non sapendo,
perché solo nella concretezza del sapere è possibile conoscere la relatività
del sapere e quindi sentire l'esigenza di un oltrepassamento, di una trascendenza in cui cercare il senso di ogni conoscenza e
di ogni sapere.
La scienza sa, ma non sa il senso del suo sapere, dice
ripetutamente Jaspers, e che senso ha sapere, e che cosa si deve sapere, sono
domande a cui nessuna scienza, con tutta la rigorosità dei suoi metodi, è in
grado di rispondere."
(U. Galimberti, La casa di psiche)
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