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venerdì 27 novembre 2015

Bianco e nero, con tanti grigi

Quando ho cominciato a fare fotografie me le sviluppavo e stampavo da solo, in casa. L'occhio si era esercitato a vedere quali realtà erano fotografabili in bianco e nero con buoni risultati, e quali invece erano belle solo. o essenzialmente, per i loro colori. La fotografia a colori è più difficile di quella in bianco e nero, almeno nel senso che si rischia molto di più la banalità della semplice registrazione della realtà, per cui poi si va con lo sguardo sulla foto e in pochi secondi si ha già voglia di passare oltre. La foto in bianco e nero più facilmente ti ferma, ti cattura, ti mette in attività di fruizione e percezione evocativa, cioè in contemplazione. Una bella foto a colori, che non sia né banale né troppo satura di sé, credo sia non solo un diverso merito del fotografo, ma anche un maggior merito - lo so che Salgado non la pensa così, che privilegia comunque la fotografia in bianco e nero, ma da quando ho capito che fotografava a volte il massimo della povertà umana con il massimo della ricchezza e della ricercatezza tecnica anche la sua opionione la penso in bianco e nero, con tanti grigi.

domenica 15 marzo 2015

...

E' inutile che batti sull'orologio,
non è lui che s'è fermato.

martedì 3 febbraio 2015

La nostra natura

"Quello che si ribella contro il dissolvimento nel nulla, la nostra natura, è nient'altro che la volontà di vivere. Volontà di vivere siamo noi stessi, volontà di vivere è il nostro mondo. L'aver noi tanto orrore del nulla è un'altra manifestazione del come avidamente vogliamo la vita, e niente siamo se non questa volontà, e niente conosciamo se non lei."

(Schopenhauer, Il mondo)

domenica 1 febbraio 2015

Il non pensabile



"Il concetto del nulla è essenzialmente relativo, e si riferisce sempre ad alcunché di determinato, ch'esso nega. Codesta relatività fu attribuita (specie da Kant) soltanto al nihil privativum, indicato col segno - in opposizione al segno +; il qual segno -, capovolgendo il punto di vista, poteva diventare +; e in contrasto con quel nihil privativum, si stabilì un nihil negativum, che fosse il nulla sotto tutti i rapporti, per esempio, del quale si cita la contraddizione logica, distruggente se stessa. Ma, guardando più da vicino, un nulla assoluto, un vero e proprio nihil negativum non si può neppure immaginare: ogni nihil negativum, guardato più dall'alto o sussunto ad un più ampio concetto, rimane pur sempre un nihil privativum.

Ciascun nulla è pensato come tale solo in rapporto a qualche cosa, e presuppone codesto rapporto, ossia quella cosa. Perfino una contraddizione logica è un nulla relativo. Non è un pensiero della ragione, ma non perciò è un nulla assoluto: essa è un'accozzaglia di parole, è un esempio del non pensabile, di cui nella logica si ha bisogno per mostrar le leggi del pensare: quindi, allorché si ricorre con quel fine a un esempio siffatto, si bada all'insensato, che è la cosa positiva di cui si va in cerca, trascurando il sensato, come negativo. 

Così dunque ogni nihil negativum, o nulla assoluto, quando venga subordinato a un concetto più alto, apparirà sempre qual semplice nihil privativum, o nulla relativo, che può sempre scambiare il suo segno con ciò ch'esso nega, sì che questo diventi a sua volta negazione, ed esso viceversa diventi posizione. Ciò ch'è universalmente ammesso come positivo, che noi chiamiamo l'ente, e la cui negazione è espressa dal concetto del nulla nel suo significato più universale, è appunto il mondo della rappresentazione, specchio della volontà. E questa volontà e questo mondo sono poi anche noi stessi, e al mondo appartiene la rappresentazione in genere, come una delle sue facce: forma di tale rappresentazione sono spazio e tempo, quindi ogni cosa, che sotto questo riguardo esista, deve essere posta in qualche luogo e in qualche tempo. 

Negazione, soppressione, rivolgimento della volontà è anche soppressione e dileguamento del mondo, ch'è specchio di quella. Se non vediamo più la volontà in codesto specchio, invano ci domanderemo dove si sia rivolta; e lamentiamo allora ch'ella non abbia più né dove né quando, e sia svanita nel nulla. Un punto di vista invertito, qualora fosse possibile per noi, scambierebbe i segni, mostrando come nulla ciò che per noi è l'ente, e quel nulla come l'ente. 

Ma, finché noi stessi siamo la volontà di vivere, il nulla può esser conosciuto da noi solo negativamente, perché l'antico principio d'Empedocle, potere il simile esser conosciuto soltanto dal simile, ci toglie qui ogni possibilità di conoscenza; come viceversa poggia su quel principio la possibilità di tutta la nostra conoscenza reale, ossia il mondo come rappresentazione: il mondo è l'autocognizione della volontà.”

(Schopenhauer, Il mondo)